Categoria: Diritto Bancario

  • Estinzione anticipata del prestito: quali costi la finanziaria deve rimborsarti

    Hai estinto un prestito in anticipo? Potrebbero spettarti dei rimborsi

    Chi estingue in anticipo un prestito personale o una cessione del quinto — spesso per accenderne uno nuovo — raramente sa che, in caso di estinzione anticipata, ha diritto al rimborso di una parte dei costi sostenuti. È un diritto ormai consolidato, ma che le finanziarie non sempre riconoscono spontaneamente.

    Il principio Lexitor: rimborso di tutti i costi non maturati

    Il punto di svolta è la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea nel caso Lexitor (causa C-383/18, 11 settembre 2019), che ha interpretato la direttiva sul credito ai consumatori affermando che, in caso di rimborso anticipato, il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito comprende tutti i costi posti a suo carico, indipendentemente dal fatto che la loro maturazione dipenda o meno dalla durata del finanziamento. In altre parole, non solo i costi cosiddetti recurring (che maturano con il tempo), ma anche quelli up-front (sostenuti in via anticipata).

    Il quadro italiano dopo la riforma e la Corte Costituzionale

    In Italia il principio è stato recepito nell’art. 125-sexies del Testo Unico Bancario, riformulato dal D.L. n. 73/2021 (convertito dalla legge n. 106/2021) per i contratti stipulati dal 25 luglio 2021, con riduzione proporzionale alla durata residua di tutti i costi, escluse le imposte.

    Per i contratti anteriori, la questione è stata risolta dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 263 del 22 dicembre 2022, che ha rimosso l’ostacolo normativo all’applicazione del principio Lexitor anche ai finanziamenti precedenti. La Corte di Cassazione ha successivamente consolidato l’orientamento, ribadendo la rimborsabilità anche dei costi up-front e il criterio di calcolo proporzionale alla durata residua. (Orientamento verificato e recente; l’esatta portata per ogni tipologia di contratto va valutata sul caso concreto.)

    La cessione del quinto: un caso frequente

    Un ambito in cui questo diritto è particolarmente rilevante è la cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Poiché il cliente estingue spesso il vecchio contratto per accenderne uno nuovo (il cosiddetto rinnovo), è proprio in quel momento che matura il diritto al rimborso delle quote non godute — comprese quelle relative ai premi delle polizze assicurative pagate anticipatamente per l’intera durata, voce spesso consistente e frequentemente non restituita spontaneamente.

    Cosa verificare

    • La tipologia di finanziamento (prestito personale, cessione del quinto, credito al consumo)
    • La data di stipula del contratto e quella di estinzione anticipata
    • Le voci di costo sostenute, distinguendo tra costi up-front e recurring
    • Gli eventuali premi assicurativi pagati anticipatamente
    • La quota già eventualmente rimborsata dall’intermediario e il criterio di calcolo applicato

    Va precisato che questa disciplina riguarda il credito ai consumatori; per il mutuo ipotecario valgono regole in parte diverse, da esaminare separatamente.

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a estinzione anticipata dei finanziamenti, rimborso dei costi, cessione del quinto, credito al consumo e contenzioso bancario, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro Terme, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Imola — alla provincia di Modena — inclusi Vignola, Castelvetro di Modena, Formigine, Maranello, Ravarino — e alla provincia di Ferrara — inclusi Cento, Argenta, Comacchio e l’intero territorio provinciale.

  • Spoofing bancario: se la truffa è sofisticata la banca deve rimborsare

    Spoofing bancario: se la truffa è sofisticata la banca deve rimborsare

    Ricevere un SMS che sembra della propria banca, inserito nella stessa conversazione delle comunicazioni ufficiali, seguito da una telefonata proveniente dal numero reale dell’istituto: è la combinazione di phishing, spoofing e vishing che oggi svuota i conti di famiglie, professionisti e imprese. La domanda decisiva è se, in questi casi, la perdita debba restare a carico del cliente o della banca. Una recente pronuncia offre una risposta chiara in tema di spoofing bancario e rimborso.

    Il caso deciso dal Tribunale di Perugia

    Il Tribunale di Perugia, con la sentenza n. 1711 del 7 maggio 2026, ha esaminato una frode particolarmente insidiosa: SMS apparentemente istituzionali, un sito clone dell’home banking e una telefonata da un numero che, grazie allo spoofing, risultava quello autentico della banca. Convinti di dialogare con il proprio istituto, i correntisti avevano seguito le istruzioni del finto operatore, subendo un bonifico non autorizzato.

    Il Tribunale ha accolto la domanda dei clienti e condannato la banca alla restituzione integrale della somma sottratta. (Riferimento verificato quanto a esistenza e principio tramite fonte giuridica autorevole; per l’impiego in un atto se ne consiglia comunque il controllo sul testo integrale.)

    Il principio: la sofisticazione dell’inganno esclude la colpa grave

    Il cuore della decisione è netto. Quando l’inganno è costruito in modo da risultare indistinguibile dai canali ufficiali — messaggi senza errori, siti identici agli originali, chiamate dal numero reale dell’istituto — il comportamento del cliente che vi presta fede non può essere qualificato come colpa grave. Si tratta della reazione di un utente mediamente diligente, tratto in errore da professionisti della frode.

    Ne discende una conseguenza precisa sul piano della ripartizione del rischio: in assenza di colpa grave, l’uso indebito delle credenziali rientra nel rischio d’impresa della banca, che risponde delle operazioni non autorizzate.

    L’onere della prova grava sull’istituto

    Il profilo probatorio è dirimente. Non spetta al cliente dimostrare di non aver autorizzato l’operazione: è la banca a dover provare due elementi distinti. Da un lato, il dolo o la colpa grave del cliente; dall’altro, di aver predisposto misure di sicurezza adeguate, proporzionate ai rischi e costantemente aggiornate contro le tecniche fraudolente più evolute. Non è sufficiente invocare genericamente l’autenticazione forte: occorre dimostrare che i presìdi adottati siano concretamente efficaci proprio contro lo spoofing e il phishing di ultima generazione.

    Questa impostazione si inserisce nel quadro della responsabilità del prestatore di servizi di pagamento delineato dal D.Lgs. n. 11/2010, attuativo delle direttive europee sui servizi di pagamento, e si allinea a un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità in tema di diligenza tecnica qualificata dell’”accorto banchiere”, nonché alle decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario che escludono la colpa grave quando la frode sfrutta la falsificazione del numero chiamante.

    Perché la vicenda riguarda quasi tutti

    Le truffe che combinano SMS civetta, siti clonati, spoofing del numero e, come nel caso esaminato, l’installazione di un’app che intercetta i codici, sono in forte crescita e colpiscono chiunque utilizzi l’home banking. La reazione più comune, dopo essere caduti in una trappola così ben costruita, è il senso di colpa e la rassegnazione alla perdita. È una reazione comprensibile ma spesso giuridicamente ingiustificata: la disciplina dei servizi di pagamento e la giurisprudenza più recente tutelano il cliente in via tendenzialmente ampia, salvo il dolo o la colpa grave da provarsi a cura della banca.

    Cosa verificare se si è vittime di una frode di questo tipo

    • Le modalità concrete dell’operazione contestata e il grado di sofisticazione dell’inganno
    • Il sistema di autenticazione utilizzato e la sua idoneità rispetto alla specifica tecnica fraudolenta
    • La tempestività con cui la frode è stata segnalata alla banca
    • Le comunicazioni ricevute (SMS, email, telefonate) e la loro provenienza apparente
    • Il termine per contestare l’operazione non autorizzata, da attivare senza indugio

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a spoofing, phishing, vishing, operazioni di pagamento non autorizzate e tutela del consumatore nei servizi bancari, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro Terme, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Imola — alla provincia di Modena — inclusi Vignola, Castelvetro di Modena, Formigine, Maranello, Ravarino — e alla provincia di Ferrara — inclusi Cento, Argenta, Comacchio e l’intero territorio provinciale.

  • Anatocismo bancario: quando gli interessi sugli interessi sono illegittimi

    Anatocismo bancario: gli interessi sugli interessi e i limiti di legge

    L’anatocismo — la produzione di interessi sugli interessi già maturati — è uno dei temi storici del contenzioso bancario. La materia è complessa e ha attraversato numerose evoluzioni normative e giurisprudenziali. Comprenderne i limiti attuali è essenziale per valutare con serietà se un rapporto di conto corrente presenti addebiti contestabili.

    Il divieto generale e la sua deroga bancaria

    Il punto di partenza è l’art. 1283 del codice civile, che pone un divieto generale di anatocismo, ammettendolo solo a condizioni rigorose: domanda giudiziale o convenzione successiva alla scadenza, e solo per interessi dovuti da almeno sei mesi.

    Nella prassi bancaria, tuttavia, per lungo tempo si è applicata la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi a carico del cliente, sulla base di usi ritenuti derogatori. Questa impostazione è stata messa in discussione dalla giurisprudenza a partire dalla fine degli anni Novanta.

    L’evoluzione dell’art. 120 TUB

    La disciplina speciale è oggi contenuta nell’art. 120 del Testo Unico Bancario (D.Lgs. n. 385/1993), che è stato più volte modificato. La riforma introdotta dalla Legge n. 147/2013 e i successivi interventi hanno ridisegnato il regime della produzione di interessi nelle operazioni bancarie, con l’obiettivo di limitare fortemente il fenomeno anatocistico.

    Data la stratificazione degli interventi normativi, la disciplina concretamente applicabile a un rapporto dipende in modo decisivo dal periodo di riferimento: occorre quindi ricostruire la normativa vigente ratione temporis per ciascuna fase del rapporto. (Riferimento da verificare in concreto: la successione delle versioni dell’art. 120 TUB e delle relative delibere attuative va confermata per il periodo specifico del rapporto esaminato.)

    Perché serve una perizia econometrica

    La verifica dell’anatocismo, come quella dell’usura, non può essere improvvisata. Richiede l’esame degli estratti conto per l’intera durata del rapporto e un ricalcolo tecnico che depuri il saldo dagli interessi illegittimamente capitalizzati. Questo lavoro è affidato a un perito econometrico, la cui relazione costituisce la base tecnica di qualsiasi contestazione seria.

    Le contestazioni fondate su affermazioni generiche, prive di un ricalcolo documentato, sono destinate a essere respinte: la solidità tecnica è il vero fondamento di questo tipo di azione.

    Cosa verificare

    • La disponibilità degli estratti conto per l’intera durata del rapporto
    • Il periodo di riferimento, per individuare la disciplina applicabile ratione temporis
    • Le clausole contrattuali relative alla capitalizzazione degli interessi
    • La presenza congiunta di altri profili contestabili, come commissioni non dovute o usura
    • La prescrizione, che nel rapporto di conto corrente presenta regole specifiche a seconda della natura delle rimesse

    Un’avvertenza sulla prescrizione

    Il tema della prescrizione nei rapporti di conto corrente è particolarmente tecnico: la giurisprudenza distingue tra rimesse solutorie e ripristinatorie ai fini della decorrenza del termine. Si tratta di un profilo che incide in modo determinante sul quantum recuperabile e che va valutato con precisione prima di avviare qualsiasi azione.

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative ad anatocismo, usura bancaria, commissioni illegittime e contenzioso sui rapporti di conto corrente, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro Terme, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Imola — alla provincia di Modena — inclusi Vignola, Castelvetro di Modena, Formigine, Maranello, Ravarino — e alla provincia di Ferrara — inclusi Cento, Argenta, Comacchio e l’intero territorio provinciale.

  • Usura bancaria nel mutuo: come verificare se gli interessi sono illegittimi

    Usura bancaria nel mutuo: quando gli interessi possono essere illegittimi

    Il tema dell’usura bancaria nei mutui e nei finanziamenti è complesso e spesso oggetto di valutazioni superficiali. Comprendere come funziona realmente la verifica del tasso soglia è essenziale per evitare sia richieste infondate sia la rinuncia a tutele legittime.

    Il quadro normativo

    La disciplina dell’usura è contenuta nell’art. 644 del codice penale e nella Legge n. 108/1996, che ha introdotto il meccanismo del tasso soglia. Il tasso soglia viene determinato trimestralmente sulla base dei tassi medi rilevati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentita la Banca d’Italia, distinti per categorie di operazioni.

    Un tasso si considera usurario quando supera la soglia vigente nel momento rilevante secondo i criteri stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza.

    Usura originaria e usura sopravvenuta

    Occorre distinguere due fattispecie. L’usura originaria si verifica quando il tasso pattuito al momento della stipula del contratto supera già la soglia vigente in quel momento. L’usura cosiddetta sopravvenuta si avrebbe quando un tasso, lecito alla stipula, superi la soglia in un momento successivo a causa della variazione delle soglie nel tempo.

    Su quest’ultimo profilo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute con la sentenza n. 24675 del 19 ottobre 2017, escludendo che il superamento della soglia in un momento successivo alla pattuizione determini di per sé l’illiceità degli interessi. Si tratta di un punto fermo importante, che ridimensiona molte contestazioni fondate sulla sola usura sopravvenuta.

    La questione degli interessi moratori

    Un ulteriore profilo riguarda gli interessi di mora. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 19597 del 18 settembre 2020, ha affermato che anche gli interessi moratori sono soggetti alla disciplina antiusura, con criteri specifici di verifica. Si tratta di un tema tecnico che richiede una valutazione attenta del singolo contratto.

    Cosa verificare

    Per valutare la presenza di usura in un mutuo o finanziamento è necessario esaminare:

    • Il tasso effettivamente applicato e la sua composizione
    • La soglia di usura vigente al momento della stipula per la categoria di operazione
    • Le modalità di calcolo del tasso effettivo globale
    • La disciplina degli interessi moratori prevista nel contratto
    • La documentazione contrattuale completa, comprensiva del piano di ammortamento

    L’importanza della perizia tecnica

    La verifica dell’usura richiede quasi sempre una perizia econometrica affidata a un tecnico specializzato, in grado di ricostruire correttamente il tasso effettivo e confrontarlo con la soglia di legge. Le contestazioni fondate su calcoli approssimativi rischiano di essere respinte: la solidità tecnica della verifica è determinante.

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a usura bancaria, anatocismo, interessi illegittimi, mutui e finanziamenti, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro Terme, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Imola — alla provincia di Modena — inclusi Vignola, Castelvetro di Modena, Formigine, Maranello, Ravarino — e alla provincia di Ferrara — inclusi Cento, Argenta, Comacchio e l’intero territorio provinciale.

  • Segnalazione CRIF e Centrale Rischi: come contestarla e ottenere la cancellazione

    Segnalato come cattivo pagatore in CRIF o Centrale Rischi: cosa si può fare

    Una segnalazione negativa in CRIF o nella Centrale Rischi della Banca d’Italia può precludere l’accesso al credito: mutui negati, finanziamenti rifiutati, carte revocate. Quando la segnalazione è errata o illegittima, esistono strumenti per contestarla e ottenerne la cancellazione.

    La differenza tra CRIF e Centrale Rischi

    È importante distinguere due sistemi diversi. CRIF è un sistema di informazioni creditizie di natura privata, gestito da una società, che raccoglie dati sui finanziamenti richiesti e in corso. La Centrale Rischi è invece gestita dalla Banca d’Italia e raccoglie le esposizioni verso il sistema bancario al di sopra di determinate soglie.

    Le regole di funzionamento e i presupposti delle segnalazioni sono diversi nei due sistemi, così come le modalità di contestazione.

    L’obbligo di preavviso

    Un profilo spesso decisivo riguarda il preavviso. Prima di procedere a una prima segnalazione negativa relativa a un ritardo nei pagamenti, l’intermediario è tenuto a informare il cliente, secondo quanto previsto dal Codice di deontologia in materia di sistemi di informazioni creditizie e dalla disciplina sulla protezione dei dati personali.

    L’omissione del preavviso costituisce una violazione che può fondare la richiesta di cancellazione della segnalazione e, in alcuni casi, anche il risarcimento del danno.

    La segnalazione a sofferenza: serve una valutazione complessiva

    La segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi non può essere automatica al primo ritardo. Secondo l’orientamento consolidato, la sofferenza presuppone una valutazione della situazione di complessiva difficoltà economica del debitore, non il semplice ritardo isolato o la mera contestazione su un singolo importo.

    Una segnalazione a sofferenza effettuata in assenza di questi presupposti può essere illegittima e dannosa.

    Cosa verificare

    In presenza di una segnalazione negativa è opportuno controllare:

    • Se è stato inviato il preavviso prima della segnalazione
    • Se l’importo e la natura del debito segnalato sono corretti
    • Se la segnalazione a sofferenza era giustificata da una reale situazione di difficoltà complessiva
    • Se il debito segnalato è contestato o oggetto di contenzioso
    • Da quanto tempo è presente la segnalazione e quali sono i tempi di conservazione previsti

    I rimedi

    È possibile presentare un reclamo all’intermediario, rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, proporre ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario o agire in via giudiziale, anche in via d’urgenza, per ottenere la cancellazione della segnalazione illegittima e l’eventuale risarcimento del danno.

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a segnalazioni CRIF, Centrale Rischi, illegittime segnalazioni bancarie e tutela del debitore, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro Terme, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Imola — alla provincia di Modena — inclusi Vignola, Castelvetro di Modena, Formigine, Maranello, Ravarino — e alla provincia di Ferrara — inclusi Cento, Argenta, Comacchio e l’intero territorio provinciale.

  • Saldo e stralcio con società di recupero crediti: documenti da chiedere prima di firmare

     Accordo a saldo e stralcio: attenzione a chi è davvero il titolare del credito

    Sempre più debitori ricevono proposte di definizione a saldo e stralcio non dalla banca originaria, ma da società specializzate nel recupero crediti che hanno acquistato il portafoglio di crediti deteriorati. La proposta arriva spesso con toni urgenti e con scadenze ravvicinate. Prima di firmare qualsiasi accordo, tuttavia, è indispensabile compiere alcune verifiche fondamentali.

    Chi è davvero il creditore?

    Il primo punto da chiarire è chi sia l’effettivo titolare del credito al momento della proposta. Nei casi di cessione o cartolarizzazione, il credito originariamente vantato dalla banca è stato trasferito a uno o più soggetti successivi attraverso operazioni disciplinate dalla Legge n. 130/1999 in materia di cartolarizzazione dei crediti.

    Il debitore ha il diritto di conoscere l’identità del proprio creditore e di verificare che il soggetto che gli chiede il pagamento sia effettivamente legittimato a riscuotere. Pagare al soggetto sbagliato non estingue il debito nei confronti del creditore effettivo.

    I documenti da richiedere prima di firmare

    Prima di sottoscrivere qualsiasi accordo è opportuno richiedere e verificare:

    • Il contratto originario con la banca cedente, comprensivo di estratti conto e piano di ammortamento se si tratta di un mutuo o finanziamento
    • La documentazione relativa alla cessione del credito, con indicazione della data, del cedente e del cessionario
    • L’estratto dell’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che nelle operazioni di cartolarizzazione sostituisce la notifica individuale al debitore
    • Il conteggio dettagliato del debito residuo con distinzione tra capitale, interessi e spese
    • La quietanza liberatoria che verrà rilasciata a seguito del pagamento concordato

    Il rischio degli interessi non dovuti

    Un profilo particolarmente critico riguarda gli interessi applicati sul debito. In molti casi i crediti ceduti risalgono a rapporti bancari risalenti nel tempo, nei quali potrebbero essere stati applicati tassi usurari, anatocismo o commissioni illegittime. Prima di accettare l’importo proposto a saldo e stralcio è utile verificare se il debito originario sia stato correttamente calcolato o se contenga voci contestabili che potrebbero ridurlo significativamente.

    Le fideiussioni: attenzione ai garanti

    Se il debito è garantito da fideiussioni personali o societarie, l’accordo a saldo e stralcio deve essere gestito con particolare cautela. La liberazione del debitore principale non comporta automaticamente la liberazione del fideiussore, salvo che l’accordo non lo preveda espressamente. È quindi essenziale che qualsiasi definizione includa la espressa rinuncia del creditore ad agire nei confronti dei garanti.

    La quietanza: come deve essere redatta

    La quietanza liberatoria è il documento più importante dell’intera operazione. Deve indicare con precisione l’importo pagato, il credito definito, la rinuncia a qualsiasi ulteriore pretesa in linea capitale, interessi e spese, e la liberazione di tutti i garanti. Una quietanza generica o incompleta potrebbe non proteggere il debitore da successive richieste residue.

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle questioni relative a saldo e stralcio, recupero crediti, cessione e cartolarizzazione dei crediti bancari, fideiussioni e debiti bancari, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Funo di Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro — a Modena — inclusi Castelvetro, Vignola, Maranello, Formigine — e a Ferrara e provincia.

  • Fideiussione ABI nulla: quando il garante può opporsi al pagamento

    Fideiussioni bancarie e schema ABI: quando la garanzia prestata può essere nulla

    Molte persone hanno firmato anni fa una fideiussione a favore di un familiare o di una società, senza immaginare che quella garanzia potesse un giorno essere dichiarata nulla. Oggi, a distanza di tempo, ricevono richieste di pagamento dalla banca o da società di recupero crediti per importi spesso molto elevati. In alcuni casi, tuttavia, esistono strumenti concreti per contestare quella pretesa.

    Il provvedimento della Banca d’Italia del 2005 e le sue conseguenze

    Il punto di partenza è il provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 con cui la Banca d’Italia ha accertato che l’ABI — Associazione Bancaria Italiana — aveva predisposto uno schema uniforme di fideiussione omnibus contenente clausole contrarie alla normativa antitrust, in particolare agli artt. 2 e 13 della Legge n. 287/1990 e all’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

    Le clausole dichiarate illegittime sono tre, presenti in moltissimi contratti di fideiussione bancaria sottoscritti in Italia prima e dopo quella data:

    • La clausola di reviviscenza, che obbliga il fideiussore a restituire quanto incassato dalla banca anche se il pagamento viene successivamente dichiarato nullo o inefficace
    • La clausola di rinuncia ai termini, che priva il fideiussore della possibilità di opporre alla banca la decadenza della garanzia
    • La clausola di sopravvivenza, che mantiene in vita la fideiussione anche dopo l’estinzione del rapporto principale

    Cosa ha stabilito la giurisprudenza

    La questione è approdata fino alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 41994 del 30 dicembre 2021 hanno chiarito che la nullità delle clausole ABI non comporta automaticamente la nullità dell’intera fideiussione, ma che il giudice deve valutare caso per caso se la nullità parziale si estende all’intero contratto oppure se il contratto può sopravvivere senza le clausole illegittime.

    Questo significa che ogni posizione va analizzata individualmente, tenendo conto del contenuto specifico del contratto firmato e delle circostanze del caso concreto.

    Chi può invocare la nullità

    La tutela riguarda sia il fideiussore persona fisica che il fideiussore persona giuridica. È rilevante anche nei confronti delle società cessionarie del credito che acquistano i portafogli di crediti bancari e poi agiscono in giudizio contro i garanti: il cessionario subentra nella stessa posizione della banca cedente e non può vantare diritti maggiori di quelli che aveva quest’ultima.

    Cosa fare se si riceve una richiesta di pagamento

    In presenza di una richiesta di pagamento fondata su una fideiussione bancaria è importante verificare subito:

    • Se il contratto di fideiussione contiene le clausole ABI dichiarate illegittime
    • Se la fideiussione era omnibus, cioè a garanzia di tutte le obbligazioni presenti e future del debitore principale
    • Se il credito è stato ceduto e chi è l’attuale titolare
    • Se i termini di decadenza della garanzia erano già maturati al momento della richiesta
    • Se il debito principale è stato correttamente documentato e quantificato

    Agire tempestivamente è essenziale: le azioni giudiziarie della banca o del cessionario possono portare rapidamente a decreti ingiuntivi o pignoramenti, e i termini per opporsi sono brevi.

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a fideiussioni bancarie, schema ABI, nullità della garanzia, cessione del credito e recupero crediti bancari, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Funo di Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro — a Modena — inclusi Castelvetro, Vignola, Maranello, Formigine — e a Ferrara e provincia.

  • Fermo amministrativo auto: come toglierlo e cosa verificare subito

    Fermo sull’auto da Agenzia Entrate-Riscossione: procedura, rischi e rimedi

    Scoprire un fermo amministrativo sull’auto è una situazione che capita spesso in modo del tutto inaspettato: al momento della vendita del veicolo, durante la revisione periodica, oppure a seguito di un controllo stradale. In molti casi il contribuente non ha mai ricevuto — o ritiene di non aver mai ricevuto — le cartelle esattoriali che hanno dato origine alla procedura.

    Cos’è il fermo amministrativo e come funziona

    Il fermo amministrativo è una misura cautelare prevista dall’art. 86 del D.P.R. n. 602/1973, che consente ad Agenzia Entrate-Riscossione di bloccare i veicoli iscritti al PRA intestati al debitore, impedendone la circolazione e il trasferimento di proprietà, quando il debito iscritto a ruolo supera 1.500 euro e non è stato pagato nei termini.

    La procedura prevede obbligatoriamente l’invio di un preavviso di fermo al contribuente, con un termine di trenta giorni per pagare o regolarizzare la posizione prima che il fermo venga iscritto al PRA. Se il contribuente non interviene in questo lasso di tempo, il fermo viene iscritto e diventa operativo.

    Cosa rischia chi circola con il fermo?

    Circolare con un veicolo sottoposto a fermo amministrativo costituisce una violazione dell’art. 214 del Codice della Strada, con conseguente applicazione di sanzioni amministrative e possibile sequestro del veicolo da parte degli organi di polizia stradale. Il rischio non è quindi solo teorico: un normale controllo stradale può trasformarsi in un problema molto più serio del debito originario.

    Sul piano assicurativo va inoltre verificato se la copertura RC auto rimane valida in presenza di fermo, poiché alcune compagnie prevedono clausole specifiche al riguardo.

    I veicoli strumentali: una tutela importante 

    Una protezione rilevante riguarda i veicoli utilizzati come strumento di lavoro. L’art. 86, comma 2, del D.P.R. n. 602/1973 prevede che il fermo non possa essere eseguito sui veicoli strumentali all’attività di impresa o della professione del debitore. Si tratta di una norma spesso ignorata o non correttamente applicata, che può essere invocata da artigiani, commercianti, agenti di commercio, autotrasportatori e tutti coloro per cui il veicolo rappresenta uno strumento indispensabile all’esercizio della propria attività.

    Per poter far valere questa tutela è necessario dimostrare concretamente la natura strumentale del veicolo, con documentazione idonea a supportare la richiesta.

    Cosa verificare prima di tutto

    In presenza di un preavviso di fermo o di un fermo già iscritto è opportuno controllare con attenzione:

    • Se le cartelle presupposte risultano regolarmente notificate e in quali date
    • Se il preavviso di fermo è stato inviato correttamente e nei termini
    • Se il debito è ancora esigibile o se i termini di prescrizione erano già maturati
    • Se il veicolo ha natura strumentale rispetto all’attività svolta
    • Se erano in corso rateizzazioni attive che avrebbero dovuto sospendere la procedura cautelare

    Come si cancella il fermo

    Il fermo si cancella attraverso il pagamento del debito o la sua definizione tramite rateizzazione. Una volta estinto il debito, Agenzia Entrate-Riscossione è tenuta a procedere alla cancellazione dal PRA. Se invece emergono vizi nella procedura — come la mancata o irregolare notifica delle cartelle o del preavviso — è possibile agire in via di autotutela o davanti alla Corte di Giustizia Tributaria per ottenere l’annullamento dell’atto.

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste privati e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a fermo amministrativo, cartelle esattoriali, pignoramenti e procedure Agenzia Entrate-Riscossione, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Funo di Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro — a Modena — inclusi Castelvetro, Vignola, Maranello, Formigine — e a Ferrara e provincia.

  • Conto corrente svuotato da phishing: quando la banca deve rimborsare

     Phishing e home banking: la banca risponde se non ha protetto il cliente

    Le frodi informatiche legate ai servizi di home banking sono in costante aumento. Phishing via email, smishing via SMS, vishing telefonico: le tecniche cambiano ma il risultato è spesso lo stesso — il conto corrente del cliente viene svuotato in pochi minuti. La domanda che molti si pongono è se la banca possa essere chiamata a rispondere di queste perdite.

    Il quadro normativo di riferimento

    La disciplina dei servizi di pagamento in Italia è regolata dal D.Lgs. n. 11/2010, che ha recepito la direttiva PSD, successivamente aggiornata con il D.Lgs. n. 218/2017 in attuazione della PSD2. Questa normativa stabilisce una ripartizione precisa delle responsabilità tra banca e cliente.

    Il principio di base è che il prestatore del servizio di pagamento risponde delle operazioni non autorizzate, salvo che non dimostri che l’utente ha agito con dolo o colpa grave. Non è il cliente a dover provare di non aver autorizzato l’operazione: è la banca a dover dimostrare che l’operazione era autenticata correttamente.

    Quando si configura la colpa grave del cliente

    Il tema della colpa grave è centrale nel contenzioso su phishing e frodi. La giurisprudenza ha chiarito che non ogni comportamento imprudente integra colpa grave:

    Cliccare su un link ricevuto via SMS apparentemente proveniente dalla propria banca, in un contesto di smishing sofisticato, non è automaticamente colpa grave. Rispondere a una telefonata in cui un soggetto si finge operatore bancario e chiede un codice OTP può non integrare colpa grave se la truffa era particolarmente elaborata. La colpa grave richiede una negligenza qualificata, non la semplice ingenuità del cliente medio.

    Ogni caso va valutato concretamente, anche in relazione alle circostanze della truffa e alle informazioni preventive fornite dalla banca al cliente.

    Gli obblighi della banca che spesso vengono sottovalutati

    La normativa PSD2 ha introdotto l’obbligo di autenticazione forte del cliente (Strong Customer Authentication), che richiede l’utilizzo di almeno due fattori indipendenti tra conoscenza, possesso e inerenza. Se la banca non ha implementato correttamente questi sistemi, o se il sistema di sicurezza adottato presentava vulnerabilità, questo è un elemento rilevante nella valutazione della sua responsabilità.

    Va esaminata anche la tempestività con cui la banca ha rilevato l’anomalia e avrebbe potuto bloccare le operazioni sospette.

    Cosa fare subito dopo una frode bancaria

    • Sporgere denuncia/querela alle autorità competenti entro tempi brevi
    • Notificare la contestazione alla banca per iscritto, documentando tutto
    • Conservare screenshot, SMS, email e qualsiasi comunicazione ricevuta
    • Richiedere alla banca copia del log delle operazioni contestate
    • Valutare il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), strumento stragiudiziale gratuito ed efficace in molti casi di frode informatica

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a phishing bancario, frodi informatiche, operazioni non autorizzate e tutela del consumatore nei servizi di pagamento, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Funo di Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro — a Modena — inclusi Castelvetro, Vignola, Maranello, Formigine — e a Ferrara e provincia.