Fermo sull’auto da Agenzia Entrate-Riscossione: procedura, rischi e rimedi
Scoprire un fermo amministrativo sull’auto è una situazione che capita spesso in modo del tutto inaspettato: al momento della vendita del veicolo, durante la revisione periodica, oppure a seguito di un controllo stradale. In molti casi il contribuente non ha mai ricevuto — o ritiene di non aver mai ricevuto — le cartelle esattoriali che hanno dato origine alla procedura.
Cos’è il fermo amministrativo e come funziona
Il fermo amministrativo è una misura cautelare prevista dall’art. 86 del D.P.R. n. 602/1973, che consente ad Agenzia Entrate-Riscossione di bloccare i veicoli iscritti al PRA intestati al debitore, impedendone la circolazione e il trasferimento di proprietà, quando il debito iscritto a ruolo supera 1.500 euro e non è stato pagato nei termini.
La procedura prevede obbligatoriamente l’invio di un preavviso di fermo al contribuente, con un termine di trenta giorni per pagare o regolarizzare la posizione prima che il fermo venga iscritto al PRA. Se il contribuente non interviene in questo lasso di tempo, il fermo viene iscritto e diventa operativo.
Cosa rischia chi circola con il fermo?
Circolare con un veicolo sottoposto a fermo amministrativo costituisce una violazione dell’art. 214 del Codice della Strada, con conseguente applicazione di sanzioni amministrative e possibile sequestro del veicolo da parte degli organi di polizia stradale. Il rischio non è quindi solo teorico: un normale controllo stradale può trasformarsi in un problema molto più serio del debito originario.
Sul piano assicurativo va inoltre verificato se la copertura RC auto rimane valida in presenza di fermo, poiché alcune compagnie prevedono clausole specifiche al riguardo.
I veicoli strumentali: una tutela importante
Una protezione rilevante riguarda i veicoli utilizzati come strumento di lavoro. L’art. 86, comma 2, del D.P.R. n. 602/1973 prevede che il fermo non possa essere eseguito sui veicoli strumentali all’attività di impresa o della professione del debitore. Si tratta di una norma spesso ignorata o non correttamente applicata, che può essere invocata da artigiani, commercianti, agenti di commercio, autotrasportatori e tutti coloro per cui il veicolo rappresenta uno strumento indispensabile all’esercizio della propria attività.
Per poter far valere questa tutela è necessario dimostrare concretamente la natura strumentale del veicolo, con documentazione idonea a supportare la richiesta.
Cosa verificare prima di tutto
In presenza di un preavviso di fermo o di un fermo già iscritto è opportuno controllare con attenzione:
- Se le cartelle presupposte risultano regolarmente notificate e in quali date
- Se il preavviso di fermo è stato inviato correttamente e nei termini
- Se il debito è ancora esigibile o se i termini di prescrizione erano già maturati
- Se il veicolo ha natura strumentale rispetto all’attività svolta
- Se erano in corso rateizzazioni attive che avrebbero dovuto sospendere la procedura cautelare
Come si cancella il fermo
Il fermo si cancella attraverso il pagamento del debito o la sua definizione tramite rateizzazione. Una volta estinto il debito, Agenzia Entrate-Riscossione è tenuta a procedere alla cancellazione dal PRA. Se invece emergono vizi nella procedura — come la mancata o irregolare notifica delle cartelle o del preavviso — è possibile agire in via di autotutela o davanti alla Corte di Giustizia Tributaria per ottenere l’annullamento dell’atto.
Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste privati e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a fermo amministrativo, cartelle esattoriali, pignoramenti e procedure Agenzia Entrate-Riscossione, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Funo di Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro — a Modena — inclusi Castelvetro, Vignola, Maranello, Formigine — e a Ferrara e provincia.

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