Il sistema della prevenzione antimafia ha conosciuto, negli ultimi anni, una profonda evoluzione: accanto agli strumenti tradizionalmente ablatori – sequestro e confisca – il legislatore ha introdotto misure a funzione “terapeutica”, finalizzate al risanamento dell’impresa sospettata di infiltrazioni criminali.
In tale quadro, il Modello 231 assume un ruolo centrale quale strumento di compliance capace di incidere tanto nella prevenzione giurisdizionale (amministrazione e controllo giudiziario ex artt. 34 e 34-bis d.lgs. 159/2011), quanto nella prevenzione amministrativa prefettizia, fino alla recente prevenzione collaborativa ex art. 94-bis Codice Antimafia.
L’adozione e l’efficace attuazione del Modello 231 può oggi rappresentare un fattore decisivo:
per evitare l’applicazione di misure più invasive;
per ottenere la revoca anticipata di misure di prevenzione;
per sospendere o superare gli effetti di una interdittiva antimafia;
per dimostrare la bonificabilità dell’impresa in sede giurisdizionale e amministrativa.
Il contributo analizza, in chiave sistematica, il ruolo del Modello 231 come trait d’union tra responsabilità da reato degli enti e prevenzione antimafia, evidenziandone la funzione di strumento di legalità sostanziale, non meramente formale, nel delicato bilanciamento tra tutela dell’economia legale, diritti fondamentali e contrasto alle infiltrazioni criminali.
