Trust, holding e passaggio generazionale: gli strumenti per proteggere e trasmettere il patrimonio

Proteggere il patrimonio dell’imprenditore e trasmetterlo alla generazione successiva senza conflitti è una delle esigenze più sentite dalle famiglie imprenditoriali. Tra gli strumenti disponibili, il trust occupa un posto particolare, spesso in combinazione con la holding e con il patto di famiglia. Vale la pena chiarirne funzione e — dato l’aggiornamento normativo del 2025 — la tassazione.

Cos’è il trust

Il trust è un istituto di origine anglosassone con cui un soggetto (il disponente) trasferisce beni a un altro soggetto (il trustee), che li amministra nell’interesse di uno o più beneficiari o per uno scopo, secondo le regole dell’atto istitutivo. L’effetto tipico è la segregazione patrimoniale: i beni in trust costituiscono un patrimonio separato, distinto sia da quello del disponente sia da quello del trustee.

In Italia il trust non ha una disciplina interna organica come istituto, ma è riconosciuto in forza della Convenzione dell’Aja del 1985, ratificata con la legge n. 364/1989 (il cosiddetto trust interno). Proprio per questo la sua costruzione richiede particolare cura: un trust mal congegnato, o privo di reale sostanza, rischia di essere considerato meramente interposto e disconosciuto.

Come è tassato il trust dopo la riforma del 2025

Questo è il punto più aggiornato e rilevante. Con il D.Lgs. n. 139/2024, in vigore per gli atti e le successioni a partire dal 1° gennaio 2025, il legislatore ha finalmente tipizzato la tassazione dei trust ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni, introducendo l’art. 4-bis nel D.Lgs. n. 346/1990.

Il principio accolto è quello della cosiddetta tassazione “in uscita”: l’imposta sulle successioni e donazioni si applica non al momento della costituzione del trust o dell’apporto dei beni, ma nel momento in cui i beni vengono effettivamente attribuiti ai beneficiari, determinando un loro arricchimento gratuito. L’imposta si calcola guardando al rapporto tra disponente e beneficiario al momento del trasferimento, con le relative franchigie e aliquote.

La riforma introduce inoltre un’opzione significativa: il disponente (o il trustee) può scegliere la tassazione anticipata “in entrata”, cioè al momento del conferimento dei beni in trust; in tal caso i successivi trasferimenti ai beneficiari della stessa categoria non scontano nuovamente l’imposta. La scelta tra le due modalità va valutata con attenzione, perché ha effetti economici diversi. (La disciplina dell’art. 4-bis TUS e le sue modalità applicative vanno verificate nel testo vigente e calibrate sul caso concreto; la materia è di recente introduzione.)

Il rapporto con la holding e con il patto di famiglia

Il trust non è l’unico strumento e spesso non opera da solo. La holding di famiglia consente di concentrare la proprietà delle partecipazioni e di ordinare la governance del gruppo; il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti c.c.) permette di trasferire l’azienda o le quote ai discendenti in vita, con il consenso degli altri legittimari. Trust, holding e patto di famiglia sono strumenti diversi, ciascuno con presupposti ed effetti propri: la scelta e l’eventuale combinazione vanno costruite sulle esigenze concrete della famiglia e dell’impresa.

Il limite invalicabile: la sostanza e l’abuso del diritto

Un’avvertenza doverosa. Questi strumenti sono legittimi, ma devono rispondere a ragioni reali di protezione e organizzazione del patrimonio, non al solo fine di ottenere un vantaggio fiscale o di sottrarre beni ai creditori. Sul piano fiscale rileva la disciplina dell’abuso del diritto (art. 10-bis della legge n. 212/2000); sul piano civilistico, gli atti che pregiudicano i creditori possono essere aggrediti con gli strumenti di legge. La solidità di un trust o di una holding sta proprio nella loro effettiva sostanza.

Le domande più frequenti

Il trust serve a non pagare le tasse? No. Il trust è uno strumento di protezione e gestione del patrimonio; la sua tassazione è oggi disciplinata dall’art. 4-bis TUS. Costruirlo al solo fine fiscale espone al disconoscimento.

Quando si paga l’imposta sul trust? Di regola al momento dell’attribuzione dei beni ai beneficiari (tassazione “in uscita”), salva l’opzione per l’anticipazione al conferimento.

Meglio trust, holding o patto di famiglia? Dipende dagli obiettivi: protezione, governance, passaggio generazionale. Spesso si combinano; la scelta va fatta caso per caso.

Cosa valutare

  • Gli obiettivi reali: protezione del patrimonio, continuità dell’impresa, passaggio generazionale
  • La struttura più adatta e l’eventuale combinazione degli strumenti
  • Il regime fiscale applicabile, alla luce della riforma del 2025 per il trust
  • La sostanza economica dell’operazione, in chiave anti-abuso
  • La tutela dei legittimari e dei creditori

Conclusione

Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste imprenditori, famiglie e imprese in tutta Italia nella pianificazione patrimoniale e nel passaggio generazionale, con trust, holding, patti di famiglia e riorganizzazioni societarie, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Funo di Argelato, Galliera, Casalecchio di Reno, Zola Predosa — alla provincia di Modena — inclusi Spilamberto, Vignola, Ravarino, Valsamoggia, Savignano — e a Ferrara e provincia, inclusi Poggio Renatico e Cento.

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