Bancarotta preferenziale: quando pagare un creditore prima del fallimento diventa reato
Nella fase che precede l’insolvenza, l’imprenditore in difficoltà è spesso tentato di pagare alcuni creditori — un fornitore strategico, una banca, talvolta sé stesso — a scapito di altri. È un comportamento che può sembrare comprensibile, ma che in caso di successiva liquidazione giudiziale può integrare la bancarotta preferenziale. Comprenderne i confini è essenziale.
Cos’è la bancarotta preferenziale
La bancarotta preferenziale è una figura della bancarotta fraudolenta. Storicamente prevista dall’art. 216 della legge fallimentare, è oggi trasfusa nell’art. 322 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019), con applicazione dell’una o dell’altra disciplina secondo il regime transitorio legato al momento di apertura della procedura. Punisce l’imprenditore che, prima della liquidazione giudiziale, esegue pagamenti o accorda preferenze a taluni creditori in violazione della par condicio creditorum, cioè del principio di parità di trattamento dei creditori, allo scopo di favorirli a danno degli altri.
La differenza con la bancarotta distrattiva
È importante distinguere la bancarotta preferenziale da quella distrattiva. Nella distrazione, i beni escono dal patrimonio dell’impresa a favore dell’imprenditore o di terzi, sottraendoli del tutto ai creditori. Nella preferenziale, invece, il pagamento avviene comunque a favore di un creditore reale, ma in violazione dell’ordine e della parità che dovrebbero governare il concorso. Le due fattispecie hanno struttura e trattamento diversi: la corretta qualificazione è centrale, anche in chiave difensiva.
L’elemento soggettivo: il nodo della difesa
Non ogni pagamento effettuato nella fase di crisi integra automaticamente il reato. Occorre la specifica direzione della condotta a favorire un creditore in danno degli altri, con la consapevolezza dello stato di dissesto. La difesa si gioca spesso proprio qui: distinguere il pagamento fisiologico, effettuato nella normale gestione e nella ragionevole prospettiva di continuità, dal pagamento preordinato a violare la par condicio nella consapevolezza dell’insolvenza. (La linea di confine e il ruolo dell’elemento soggettivo sono oggetto di consolidata elaborazione giurisprudenziale, da valutare nel caso concreto.)
Perché riguarda da vicino l’impresa in crisi
Il tema è particolarmente delicato per l’imprenditore che, nel tentativo di salvare l’azienda, continua a operare e a pagare in una fase di tensione finanziaria. È anche una ragione per cui l’accesso tempestivo agli strumenti di regolazione della crisi — che offrono un quadro ordinato e controllato dei pagamenti — può contribuire a prevenire contestazioni penali.
Cosa valutare per la difesa
- La qualificazione della condotta (preferenziale o distrattiva)
- Il contesto in cui i pagamenti sono avvenuti e la loro natura
- La reale consapevolezza dello stato di dissesto al momento del pagamento
- La disciplina applicabile ratione temporis
- Il coordinamento con l’eventuale accesso a strumenti di regolazione della crisi
Conclusione
Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste imprenditori, imprese, consorzi e società del settore edile in tutta Italia nella difesa relativa a bancarotta semplice e fraudolenta, reati tributari e responsabilità degli enti, con particolare attenzione all’area dell’Appennino bolognese — inclusi Alto Reno Terme, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano, Vergato — e modenese — inclusi Sestola, Fanano, Montese — e all’area di Bologna sud-est, inclusi San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Pianoro e Ozzano dell’Emilia.
