Cartella esattoriale non dovuta: quando chiedere sgravio totale o parziale

Non sempre una richiesta di pagamento è legittima solo perché è stata notificata. Accade, infatti, che una cartella esattoriale, un avviso o una pretesa affidata alla riscossione contengano errori, duplicazioni, importi non dovuti o somme già estinte. In questi casi, il contribuente non deve limitarsi a subire la pretesa, ma può verificare se esistano i presupposti per ottenerne l’annullamento totale o parziale. Secondo le indicazioni ufficiali di Agenzia delle entrate-Riscossione, lo sgravio va chiesto all’ente creditore titolare del tributo; al provvedimento di annullamento può seguire, ricorrendone i presupposti, anche il rimborso delle somme eventualmente già versate.

Lo sgravio totale ricorre quando l’importo richiesto non è dovuto per intero; lo sgravio parziale, invece, quando l’annullamento riguarda soltanto una parte della pretesa. La distinzione è pratica e molto rilevante, perché incide sia sull’ammontare ancora richiesto sia sulle eventuali iniziative esecutive o cautelari già avviate, come fermo amministrativo, ipoteca esattoriale o procedure di pignoramento. Anche per questo è essenziale esaminare tempestivamente la natura dell’atto ricevuto, l’ente impositore, la causale del debito e la documentazione disponibile.

Quando l’amministrazione o l’ente competente non danno esecuzione a quanto già stabilito da un giudice, il contribuente può valutare anche il giudizio di ottemperanza, ossia lo strumento processuale volto a ottenere l’effettiva attuazione della decisione favorevole. La disciplina del processo tributario contempla infatti la possibilità di richiedere l’ottemperanza in caso di mancata esecuzione del rimborso o del comando giudiziale già pronunciato.

Resta inoltre possibile segnalare irregolarità al Garante del contribuente, organo previsto dallo Statuto del contribuente e presente a livello regionale, cui ci si può rivolgere con istanza scritta per rappresentare anomalie, disfunzioni o criticità nel rapporto con l’amministrazione finanziaria. Si tratta di uno strumento che non sostituisce il ricorso o le ordinarie difese, ma che può avere utilità nei casi in cui sia opportuno evidenziare una violazione dei diritti del contribuente sul piano amministrativo.

In concreto, chi riceve una cartella, un’intimazione, un preavviso di fermo o un’iscrizione ipotecaria dovrebbe evitare valutazioni frettolose. Occorre anzitutto comprendere se il debito esista davvero, se sia ancora esigibile, se l’importo sia corretto e se l’atto sia stato formato e notificato regolarmente. Solo dopo questa verifica è possibile individuare la strada più opportuna: richiesta all’ente creditore, sospensione, ricorso, ottemperanza o domanda di rimborso.

Lo Studio Legale può assistere il contribuente nell’analisi della documentazione e nella verifica dei rimedi concretamente esperibili, con particolare attenzione alle controversie in materia di tributi, cartelle esattoriali, pignoramenti, fermo amministrativo, bollo auto, ipoteche e riscossione. Questa informazione ha carattere divulgativo e non sostituisce l’esame del singolo caso concreto, che richiede sempre la lettura integrale degli atti.

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