Categoria: Diritto Bancario

  • Commissione di massimo scoperto e spese sul conto: quando sono illegittim

    Commissione di massimo scoperto e spese sul conto: cosa è davvero dovuto e cosa no

     

    Per anni i conti correnti, soprattutto quelli affidati delle imprese, hanno registrato voci di costo dalla natura non sempre trasparente: commissione di massimo scoperto, commissioni di varia denominazione, spese ricorrenti. Non tutto ciò che è stato addebitato era però necessariamente dovuto. Vale la pena capire come orientarsi.

    Cos’è la commissione di massimo scoperto

    La commissione di massimo scoperto (CMS) era, storicamente, l’onere applicato dalle banche sul massimo importo di scoperto raggiunto in un dato periodo. Per lungo tempo è stata applicata con modalità e giustificazioni causali spesso opache, il che ne ha reso frequente la contestazione.

    L’intervento normativo: l’art. 117-bis TUB

    Il legislatore è intervenuto per fare ordine. L’art. 117-bis del Testo Unico Bancario ha ridefinito la disciplina degli oneri applicabili in caso di affidamento e di sconfinamento, tipizzando le voci ammesse — in particolare una commissione onnicomprensiva sull’accordato e un tasso di interesse sulle somme utilizzate — e ponendo limiti alle pratiche precedenti. La disciplina si è evoluta nel tempo, per cui il regime applicabile a un rapporto dipende in modo decisivo dal periodo di riferimento. (La successione delle norme e delle delibere attuative in materia va verificata ratione temporis per il rapporto concreto.)

    Perché serve l’analisi degli estratti conto

    Come per anatocismo e usura, la verifica della legittimità delle commissioni e delle spese non può essere improvvisata: richiede l’esame degli estratti conto per l’intera durata del rapporto e un ricalcolo tecnico che isoli le voci non dovute. È qui che diventa essenziale, come primo passo, ottenere la documentazione bancaria completa, alla quale il cliente ha diritto.

    Il collegamento con usura e anatocismo

    Le commissioni e le spese illegittime non vanno considerate isolatamente: possono concorrere, insieme agli interessi, al superamento delle soglie d’usura, oltre a incidere sul saldo per effetto di un’eventuale capitalizzazione. La verifica va quindi condotta in modo unitario sull’intero rapporto, per coglierne l’effetto complessivo.

    Le domande più frequenti

    La commissione di massimo scoperto è sempre illegittima? No: va valutata alla luce della disciplina applicabile nel periodo e delle modalità con cui è stata pattuita e applicata.

    Come faccio a sapere se ho pagato spese non dovute? Serve l’analisi tecnica degli estratti conto per l’intera durata del rapporto.

    Vale solo per le imprese? No, ma il tema è particolarmente rilevante per i conti affidati delle imprese, dove queste voci pesano di più.

    Cosa verificare

    • La disponibilità degli estratti conto per l’intera durata del rapporto
    • Le voci di costo applicate e la loro denominazione
    • La disciplina applicabile ratione temporis, in particolare rispetto all’art. 117-bis TUB
    • L’incidenza congiunta di commissioni, spese e interessi
    • L’eventuale concorso al superamento delle soglie d’usura

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nel contenzioso bancario, nella contestazione di commissioni e spese illegittime, anatocismo e usura, con particolare attenzione al territorio ferrarese — inclusi Terre del Reno, Cento, Pieve di Cento, Poggio Renatico — e all’area di Bologna e della pianura, inclusi San Giorgio di Piano, Funo di Argelato, Castel Maggiore, Galliera, Modena, Formigine, Calcara, Crespellano, Bazzano, Casalecchio di Reno, Pianoro, Sasso Marconi.

  • Conto corrente svuotato da phishing, spoofing o vishing: come chiedere il rimborso alla banca

    Conto corrente svuotato da phishing, spoofing o vishing: quando la banca deve rimborsare

    Hai ricevuto un SMS apparentemente proveniente dalla banca?
    Ti ha chiamato un falso operatore antifrode?
    Hai cliccato un link e poi hai trovato il conto corrente svuotato?

    In questi casi si parla spesso di phishing bancario, smishing, spoofing o vishing. Sono truffe digitali sempre più sofisticate, nelle quali il cliente viene indotto a credere di comunicare realmente con la propria banca.

    La banca, però, non può negare il rimborso in modo automatico solo perché l’operazione risulta eseguita tramite home banking, app, OTP o dispositivo del cliente.

    Il punto decisivo: la banca deve provare l’autenticazione dell’operazione

    La disciplina sulle operazioni di pagamento non autorizzate pone un preciso onere probatorio in capo al prestatore di servizi di pagamento. Quando il cliente disconosce l’operazione, la banca deve provare che il pagamento sia stato autenticato, correttamente registrato e contabilizzato; inoltre, l’uso dello strumento di pagamento non basta, da solo, a dimostrare che il cliente abbia autorizzato l’operazione o abbia agito con dolo o colpa grave. Questo principio è richiamato anche nella nota pubblicata dall’Avv. Mario Pio Contessa su Diritto del Risparmio, dedicata a una decisione ABF del Collegio di Roma del 9 settembre 2026 in materia di spoofing e vishing.

    Nel caso esaminato, la frode era avvenuta tramite SMS apparentemente provenienti dalla banca e telefonata di un falso operatore antifrode. Il Collegio ABF ha valorizzato il difetto di prova dell’intermediario sulla procedura di autenticazione forte e ha disposto la restituzione integrale dell’importo sottratto, pari a euro 6.393,17, oltre interessi legali.

    Phishing, spoofing e vishing: la colpa del cliente non è automatica

    Nelle frodi bancarie online la banca spesso sostiene che il cliente sia stato imprudente. Ma la valutazione deve essere concreta.

    Quando il messaggio fraudolento si inserisce nel medesimo flusso degli SMS reali della banca, quando il numero sembra quello ufficiale dell’intermediario o quando il truffatore si presenta come operatore antifrode, non è sempre corretto parlare automaticamente di colpa grave del cliente.

    La questione centrale resta questa: la banca ha provato davvero tutti i passaggi tecnici dell’operazione?
    Ha provato l’attivazione dell’app sul nuovo dispositivo?
    Ha provato i fattori di autenticazione forte?
    Ha prodotto log chiari, completi e leggibili?

    Secondo la comunicazione della Banca d’Italia del 17 giugno 2024, gli intermediari devono adottare condotte conformi alle regole sulle operazioni non autorizzate e improntate alla correttezza nei rapporti con la clientela. La Banca d’Italia richiama inoltre l’esigenza di procedure interne coerenti con la disciplina di settore.

    Cosa fare subito se ti hanno svuotato il conto corrente

    In caso di conto corrente svuotato, bonifici non autorizzati o pagamenti fraudolenti, è opportuno agire immediatamente:

    1. bloccare conto, carte, app bancaria e home banking;
    2. contestare formalmente le operazioni alla banca;
    3. chiedere il rimborso per operazioni non autorizzate;
    4. conservare SMS, email, screenshot, notifiche, numeri di telefono e movimenti;
    5. presentare denuncia-querela;
    6. valutare reclamo, ricorso ABF o azione giudiziale.

    La Banca d’Italia ricorda che il cliente deve segnalare l’operazione senza ritardo e comunque entro il termine massimo previsto dalla disciplina applicabile; in caso di diniego o mancata risposta entro 15 giorni lavorativi al disconoscimento, può essere presentato ricorso all’ABF.

    Quando rivolgersi a un avvocato per phishing bancario

    È utile rivolgersi a un avvocato quando:

    • la banca nega il rimborso;
    • l’intermediario sostiene che vi sia colpa grave del cliente;
    • vengono prodotti log tecnici difficili da comprendere;
    • il conto corrente è stato svuotato con bonifici, pagamenti carta o ricariche;
    • la frode è avvenuta tramite SMS apparentemente ufficiali, telefonate antifrode, app bancaria o nuovo dispositivo;
    • occorre valutare reclamo, ABF o causa civile.

    Non ogni truffa bancaria comporta automaticamente il rimborso. Ogni caso va valutato sui documenti: dinamica della frode, tempi di contestazione, comunicazioni ricevute, sistemi di sicurezza, prova dell’autenticazione forte e condotta dell’intermediario.

    Approfondimento tecnico su Diritto del Risparmio

    L’Avv. Mario Pio Contessa ha pubblicato su Diritto del Risparmio una nota di commento alla decisione ABF, Collegio di Roma, 9 settembre 2026, in materia di responsabilità dell’intermediario per operazioni di pagamento disconosciute a seguito di spoofing e vishing. L’approfondimento analizza il rapporto tra prova dell’autenticazione forte, onere probatorio della banca e valutazione della colpa grave del cliente.

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa – Avv. Mario Pio Contessa assiste clienti, correntisti, consumatori e imprese nei casi di conto corrente svuotato, phishing bancario, spoofing, vishing, smishing, bonifici fraudolenti, carte clonate, operazioni di pagamento disconosciute e richieste di rimborso alla banca.

    Lo Studio presta assistenza nella redazione del reclamo, nella valutazione dei log bancari, nel ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario e, ove necessario, nel contenzioso giudiziale contro l’intermediario.

    Studio Legale Contessa, con sede a Bologna, assiste privati, consumatori e imprese in materia di diritto bancario, phishing bancario, conto corrente svuotato, spoofing, vishing, smishing, operazioni di pagamento non autorizzate, rimborso banca, ricorsi ABF, responsabilità dell’intermediario e contenzioso bancario.

    Lo Studio opera in tutta Italia, con particolare attenzione alla provincia di Bologna, inclusi Valsamoggia, Funo di Argelato/Funo, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro, a Modena, inclusi Modena, Castelvetro, Vignola, Maranello, Formigine, e a Ferrara e provincia.

    La banca deve rimborsare se il conto corrente è stato svuotato?

    La banca può essere tenuta al rimborso se l’operazione non è stata autorizzata e se non prova correttamente autenticazione, registrazione e contabilizzazione del pagamento. La valutazione dipende sempre dai documenti e dalla dinamica concreta della frode.

    Cosa significa spoofing bancario?

    Lo spoofing bancario è una tecnica con cui il truffatore fa apparire SMS, email o telefonate come se provenissero dalla banca. È particolarmente pericoloso quando il messaggio fraudolento compare nello stesso thread degli SMS reali dell’istituto.

    Cosa significa vishing?

    Il vishing è una truffa telefonica: il cliente riceve una chiamata da un falso operatore bancario, spesso qualificatosi come addetto antifrode, che lo induce a fornire dati o ad autorizzare operazioni.

    Cosa devo fare dopo una truffa bancaria online?

    Occorre bloccare immediatamente gli strumenti di pagamento, disconoscere per iscritto le operazioni, chiedere il rimborso alla banca, conservare tutte le prove digitali e valutare denuncia, reclamo, ricorso ABF o azione giudiziale.

    Serve un avvocato per il rimborso da phishing bancario?

    Non è sempre obbligatorio, ma può essere molto utile quando la banca nega il rimborso, invoca la colpa grave del cliente o produce log tecnici complessi. Un avvocato può valutare la responsabilità dell’intermediario e impostare la richiesta in modo corretto.


  • Phishing e spoofing bancario: la banca deve rimborsare il cliente truffato. Decisione ABF Roma 2026

    Truffa con SMS e telefonata della banca (spoofing e vishing): l’ABF condanna l’intermediario al rimborso integrale

    Hai ricevuto un SMS dalla tua banca che ti segnalava operazioni sospette, poi una telefonata da un sedicente operatore antifrode, e ti sei ritrovato con il conto svuotato? Non sei solo. Si chiama spoofing (falsificazione del mittente SMS) combinato con vishing (telefonata truffaldina), ed è oggi la forma più insidiosa di frode bancaria. Ma la legge è dalla tua parte — e la banca, nella maggior parte dei casi, deve rimborsarti.

    Con una decisione recentissima (Collegio di Roma, decisione n. 0008175/26 del 9 settembre 2026), l’Arbitro Bancario Finanziario ha condannato l’intermediario alla restituzione integrale di euro 6.393,17 oltre interessi legali, ribadendo un principio ormai consolidato e di enorme importanza pratica per tutti i clienti vittime di phishing.

    Il caso: SMS dal numero ufficiale della banca e telefonata dell’«Ufficio Antifrode»

    Una cliente riceveva sul proprio cellulare una serie di SMS dal numero ufficiale della banca — inseriti nello stesso filo di messaggi autentici — che la avvertivano di pagamenti mai autorizzati. Subito dopo, un secondo SMS la invitava a contattare l’«Ufficio Antifrode». Seguiva una telefonata da parte di un soggetto che si qualificava come operatore della banca, il quale confermava l’anomalia e la induceva a credere di trovarsi in contatto con il proprio istituto. All’esito della truffa, venivano eseguiti dal conto della vittima cinque operazioni fraudolente — tre pagamenti con carta e due bonifici — per complessivi euro 6.393,17.

    Il principio di diritto: la prova dell’autenticazione forte viene prima di tutto

    Il Collegio di Roma ha applicato il D.Lgs. 11/2010, come modificato dal D.Lgs. 218/2017 in recepimento della Direttiva PSD2. La norma è netta: quando il cliente disconosce un’operazione, è la banca a dover dimostrare che l’operazione è stata eseguita con autenticazione forte (SCA — strong customer authentication), ossia con almeno due fattori tra conoscenza (password, PIN), possesso (smartphone registrato, token) e inerenza (impronta digitale, riconoscimento facciale).

    Nel caso esaminato, i truffatori erano riusciti ad attivare l’app bancaria della vittima su un proprio dispositivo (cosiddetto enrollment). L’ABF ha chiesto alla banca di produrre la documentazione completa sull’enrollment e sui fattori di autenticazione utilizzati. La banca ha risposto, ma in modo incompleto: ha documentato un solo fattore (un codice OTP), senza provare quale fosse il secondo fattore impiegato.

    La conclusione del Collegio è stata chiara e unanime: se la banca non dimostra di aver applicato correttamente l’autenticazione forte, il ricorso del cliente deve essere accolto integralmente, senza neppure valutare se il cliente sia stato imprudente. La prova dell’autenticazione è un prius logico — viene prima, e se manca, tutto il resto è irrilevante.

    Spoofing: perché non è colpa del cliente

    Il Collegio di Roma ha ribadito il proprio orientamento: nelle truffe con spoofing — dove il messaggio fraudolento si inserisce nel flusso dei messaggi autentici della banca e proviene dallo stesso numero — non si può attribuire al cliente una «colpa grave». L’inganno è troppo sofisticato per essere riconoscibile dal correntista medio.

    Cosa fare se sei vittima di phishing o spoofing bancario

    Se ti è successo qualcosa di simile, il percorso è chiaro. Devi presentare immediatamente reclamo scritto alla banca chiedendo il rimborso integrale. Se la banca respinge il reclamo o non risponde entro 15 giorni lavorativi (60 per i servizi di pagamento), puoi presentare ricorso all’ABF — oppure agire direttamente in sede giudiziaria con l’assistenza di un avvocato specializzato in diritto bancario.

    Lo Studio Legale Contessa, con sede a Bologna e operativo nelle province di Bologna, Modena e Ferrara, assiste quotidianamente clienti vittime di frodi bancarie — phishing, spoofing, vishing, SIM swap — sia in sede stragiudiziale davanti all’ABF, sia nelle aule di Tribunale. Se hai subito una truffa bancaria e la tua banca rifiuta il rimborso, contattaci per una valutazione del caso.

    Avv. Mario Pio Contessa — Studio Legale Contessa, Bologna
    Strada Maggiore 54, Bologna — Tel. 051.0216866
    www.studiolegalecontessa.com

    Lo Studio Legale Contessa assiste clienti privati, imprese e professionisti in materia di diritto bancario, phishing, spoofing, vishing e operazioni disconosciute a Bologna, Modena, Ferrara, Casalecchio di Reno, San Lazzaro di Savena, Imola, Medicina, Budrio, Castel San Pietro Terme, Carpi, Sassuolo, Formigine, Vignola, Cento, Comacchio, Argenta e in tutto il territorio dell’Emilia-Romagna.

  • Avvocato per frode bancaria: quando la banca deve rimborsare il conto svuotato

     

    Frode bancaria e conto svuotato: quando la banca deve rimborsare e cosa fare subito

    Ti hanno svuotato il conto con una truffa online e non sai se rivolgerti a un avvocato per frode bancaria o rassegnarti alla perdita? La reazione più comune, dopo essere caduti in un raggiro ben costruito, è il senso di colpa. Ma sul piano giuridico la posizione della vittima è spesso molto più forte di quanto si creda: in numerosi casi è la banca a dover rispondere delle operazioni non autorizzate.

    Cosa dice la legge sulle operazioni non autorizzate

    La disciplina di riferimento è il D.Lgs. n. 11/2010, di recepimento delle direttive europee sui servizi di pagamento (PSD e PSD2). Il principio cardine è chiaro: di fronte a un’operazione non autorizzata, è il prestatore del servizio di pagamento a dover dimostrare che l’operazione era autenticata, correttamente registrata e non affetta da malfunzionamenti. Non è quindi il cliente a dover provare di essere stato truffato: è la banca a dover provare di aver fatto tutto il necessario.

    La banca può liberarsi dalla responsabilità solo dimostrando il dolo o la colpa grave del cliente. E la colpa grave — è il punto decisivo — non coincide con la semplice ingenuità: dev’essere una negligenza qualificata.

    Il fattore che ribalta l’esito: la sofisticazione della truffa

    La giurisprudenza più recente, sia dei tribunali sia dell’Arbitro Bancario Finanziario, ha affermato con crescente nettezza che, quando l’inganno è particolarmente sofisticato — SMS inseriti nella stessa conversazione dei messaggi ufficiali, siti clone identici agli originali, telefonate dal numero reale della banca grazie allo spoofing, app-malware che intercettano i codici — la condotta della vittima non integra colpa grave. Chi viene ingannato da professionisti della frode si comporta come si comporterebbe qualsiasi utente mediamente diligente, e il rischio dell’operazione resta in capo alla banca. (Orientamento consolidato di legittimità e di merito, tra cui pronunce recenti del 2026; per l’uso in un atto i singoli precedenti vanno verificati sulla fonte ufficiale.)

    Le prime cose da fare, in ordine

    La tempestività è determinante. Chi subisce una frode bancaria dovrebbe procedere così:

    • Bloccare immediatamente conto, carte e home banking: il ritardo può aggravare il danno ed essere addebitato
    • Disconoscere per iscritto le operazioni non autorizzate, con un reclamo formale alla banca (PEC o raccomandata), chiedendo il rimborso ai sensi del D.Lgs. n. 11/2010
    • Sporgere denuncia-querela alle autorità, allegando SMS, email, schermate e ogni evidenza
    • Conservare tutte le prove digitali: è la condizione perché l’onere probatorio che grava sulla banca sia concretamente azionabile
    • Rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) se la banca respinge il reclamo o non risponde nei termini: è una via rapida e a basso costo

    Le domande più frequenti

    La banca è obbligata a rimborsare un bonifico che ho autorizzato ingannato? Se l’operazione è non autorizzata o carpita con una frode sofisticata, la banca risponde salvo che provi dolo o colpa grave della vittima.

    Mi diranno che è colpa mia: è vero? Non basta che lo affermi: la colpa grave dev’essere provata dalla banca, e la particolare insidiosità della truffa la esclude in molti casi.

    Conviene la causa o l’ABF? Dipende dall’importo e dal caso: l’ABF è rapido e gratuito; per importi elevati o casi complessi può essere preferibile la via giudiziale. La scelta va valutata caso per caso.

    Quanto tempo ho per agire? I termini per contestare un’operazione non autorizzata sono definiti dalla legge, ma è essenziale muoversi il prima possibile.

    Cosa verificare nel tuo caso

    • Le modalità concrete della truffa e il suo grado di sofisticazione
    • Il sistema di autenticazione utilizzato e la sua idoneità contro quella specifica tecnica
    • La tempestività con cui hai segnalato e disconosciuto le operazioni
    • Le comunicazioni ricevute e la loro provenienza apparente
    • Lo strumento più adatto (reclamo, ABF, giudizio) per il tuo caso

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste privati e imprese in tutta Italia vittime di frodi bancarie — phishing, spoofing, vishing, bonifici e operazioni non autorizzate — nel recupero delle somme sottratte, in via stragiudiziale, davanti all’Arbitro Bancario Finanziario e in giudizio, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Funo di Argelato, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno — alla provincia di Modena — inclusi Vignola, Spilamberto, Savignano — e a Ferrara e provincia, inclusi Poggio Renatico, Cento e Pieve di Cento.

  • Revoca del fido e rientro immediato: cosa può fare l’impresa quando la banca chiude i rubinetti

    Revoca degli affidamenti: quando la banca può chiedere il rientro e quando è abusiva

    Per un’impresa, la revoca improvvisa degli affidamenti bancari — con richiesta di rientro immediato delle somme utilizzate — può essere un colpo durissimo, capace di innescare una crisi di liquidità anche in aziende sane. Ma non ogni revoca è legittima: esistono limiti e tutele che vale la pena conoscere.

    Fido e affidamento: di cosa parliamo

    L’affidamento (o fido) è il contratto con cui la banca mette a disposizione dell’impresa una somma, tipicamente sotto forma di apertura di credito in conto corrente o di linee di credito. La revoca è l’atto con cui la banca pone fine a questa disponibilità, spesso accompagnata dalla richiesta di rientro immediato dell’esposizione.

    Affidamento a tempo determinato o indeterminato: cambia tutto

    La legittimità della revoca dipende anzitutto dalla natura del rapporto. Nell’apertura di credito a tempo indeterminato, la banca può in linea di principio recedere, ma è tenuta al rispetto di un termine di preavviso, salvo diversa pattuizione, secondo la disciplina del codice civile in materia (artt. 1845 e seguenti c.c.). Nell’apertura di credito a tempo determinato, il recesso prima della scadenza è ammesso soltanto in presenza di giusta causa. La distinzione è decisiva per valutare se la revoca sia o meno contestabile. (La disciplina specifica va verificata anche alla luce delle clausole contrattuali concretamente pattuite.)

    Il recesso abusivo e il ruolo della buona fede

    Anche quando la revoca è astrattamente consentita, il suo esercizio deve rispettare i principi di buona fede e correttezza. Un recesso attuato con modalità improvvise e ingiustificate, tali da pregiudicare gravemente un’impresa che stava regolarmente adempiendo, può configurare un abuso del diritto di recesso, con possibili conseguenze risarcitorie. La giurisprudenza valuta la concreta condotta della banca e la ragionevolezza del preavviso rispetto alla situazione dell’impresa.

    Il collegamento con la crisi d’impresa

    La revoca degli affidamenti è spesso il fattore che precipita un’impresa nella crisi. Per questo, quando l’azienda percepisce segnali di tensione con il sistema bancario, è importante muoversi per tempo, valutando anche gli strumenti di regolazione della crisi — come la composizione negoziata — che possono offrire un quadro protetto per gestire i rapporti con banche e creditori.

    Le domande più frequenti

    La banca può revocare il fido da un giorno all’altro? Dipende dal tipo di affidamento: per quelli a tempo indeterminato serve un preavviso; per quelli a tempo determinato, una giusta causa.

    Posso contestare una revoca improvvisa? Sì, se attuata in modo abusivo o senza il preavviso dovuto, con possibili profili risarcitori.

    Cosa faccio se la banca chiede il rientro immediato? Va verificata subito la legittimità della revoca e valutata la strategia, anche in ottica di gestione della liquidità.

    Cosa verificare

    • La natura dell’affidamento (a tempo determinato o indeterminato)
    • Le clausole contrattuali sul recesso e sul preavviso
    • Le modalità e la tempistica concrete della revoca
    • La regolarità dei pagamenti dell’impresa fino alla revoca
    • L’eventuale ricorso agli strumenti di gestione della crisi

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste imprese e clienti in tutta Italia nel contenzioso bancario, nella contestazione di revoche abusive degli affidamenti e nella tutela dei rapporti con gli istituti di credito, con particolare attenzione all’area dell’Appennino bolognese — inclusi Alto Reno Terme, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano, Vergato — e modenese — inclusi Sestola, Fanano, Montese — e all’area di Bologna sud-est, inclusi San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Pianoro e Ozzano dell’Emilia.


  • La banca non ti dà gli estratti conto? Hai diritto alla documentazione (art. 119 TUB)

     

    Estratti conto e documenti bancari: il diritto del cliente a ottenerli (e perché è decisivo)

    Chi sospetta di aver pagato alla banca interessi o commissioni non dovuti si scontra spesso con un ostacolo pratico: non ha più gli estratti conto né i contratti. È un problema risolvibile, perché la legge riconosce al cliente il diritto di ottenere la documentazione del proprio rapporto bancario. Ed è, quasi sempre, il primo passo di qualsiasi contestazione seria.

    Il diritto alla documentazione: l’art. 119 TUB

    Il fondamento è l’art. 119, comma 4, del Testo Unico Bancario (D.Lgs. n. 385/1993), che riconosce al cliente — e, alla sua morte, a chi gli succede, nonché a chi subentra nell’amministrazione dei suoi beni — il diritto di ottenere, a proprie spese, copia della documentazione relativa alle singole operazioni degli ultimi dieci anni. È un diritto autonomo, esercitabile anche a prescindere da un contenzioso già avviato.

    Perché è il presupposto di ogni contestazione

    La verifica di anatocismo, usura, commissioni illegittime o interessi non dovuti richiede l’analisi degli estratti conto per l’intera durata del rapporto, spesso tramite una perizia econometrica. Senza quella documentazione, la contestazione resta un’affermazione priva di base tecnica. Ecco perché l’esercizio del diritto ex art. 119 TUB è, nella pratica, il primo tassello: prima si ricostruisce il rapporto, poi si valuta se e cosa contestare.

    Come si esercita e cosa può ostacolarlo

    La richiesta va formulata alla banca in modo chiaro, individuando il rapporto e il periodo. La banca è tenuta a fornire la documentazione entro un termine ragionevole; l’inadempimento o il ritardo ingiustificato possono essere fatti valere, anche in sede giudiziale, con gli strumenti idonei a ottenere la consegna dei documenti. (Le modalità e i termini di riscontro, nonché i limiti della richiesta, vanno verificati alla luce della disciplina vigente e degli orientamenti applicativi.)

    Le domande più frequenti

    Fino a quando posso chiedere i documenti? Il diritto riguarda, in linea generale, la documentazione delle operazioni degli ultimi dieci anni.

    La banca può rifiutarsi? Deve fornire la documentazione a fronte di una richiesta legittima; un rifiuto o un ritardo ingiustificato è contestabile.

    Serve avere già una causa in corso? No: il diritto può essere esercitato in via preventiva, proprio per valutare se agire.

    Cosa verificare

    • L’esatta individuazione dei rapporti e dei periodi di interesse
    • La completezza della documentazione ricevuta rispetto alla durata del rapporto
    • La presenza dei contratti, oltre agli estratti conto
    • La necessità di una perizia tecnica sui dati ottenuti
    • I termini e le modalità per sollecitare la banca in caso di inerzia

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nel contenzioso bancario, nella richiesta di documentazione ex art. 119 TUB e nella contestazione di anatocismo, usura e commissioni illegittime, con particolare attenzione all’area di Bologna e della pianura — inclusi San Giorgio di Piano, Funo di Argelato, Castel Maggiore, Galliera — alla Valsamoggia e al primo modenese — inclusi Bazzano, Crespellano, Anzola dell’Emilia, Zola Predosa, Vignola, Spilamberto — e all’area di Ferrara, inclusi Poggio Renatico, Cento e Pieve di Cento.

  • Avvocato per illegittimità bancarie: fideiussioni, anatocismo, usura, swap e segnalazioni

    Rapporti con la banca: quando costi, interessi e garanzie possono essere contestati

    Non tutto ciò che la banca addebita o pretende è per ciò stesso dovuto. In diversi ambiti — interessi, commissioni, garanzie, contratti derivati, segnalazioni — il rapporto bancario può presentare profili di illegittimità contestabili. Questa guida riepiloga i principali, in modo chiaro.

    Le fideiussioni conformi allo schema ABI

    Molte fideiussioni omnibus firmate a garanzia di un familiare o di una società riproducono uno schema uniforme predisposto dall’ABI, che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2005, ha ritenuto in contrasto con la normativa antitrust in relazione ad alcune clausole. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41994 del 2021, hanno chiarito il regime di tutela del garante, rimettendo al giudice la valutazione degli effetti della nullità sulle singole clausole. (Riferimento consolidato; per l’uso in un atto se ne raccomanda comunque la verifica sul testo ufficiale.)

    Anatocismo, usura e commissioni

    Il rapporto di conto corrente e di finanziamento può presentare la capitalizzazione illegittima degli interessi (anatocismo), oggi disciplinata dall’art. 120 del Testo Unico Bancario; il superamento delle soglie d’usura ai sensi della legge n. 108/1996; l’applicazione di commissioni non dovute, come talune forme di commissione di massimo scoperto, oggi ricondotte alla disciplina dell’art. 117-bis del Testo Unico Bancario. La verifica richiede quasi sempre una perizia econometrica sugli estratti conto.

    I contratti derivati (swap)

    I contratti derivati, come gli interest rate swap, possono presentare profili di illegittimità quando difettino di elementi essenziali — ad esempio la chiara esplicitazione del valore iniziale (mark to market), dei costi impliciti e degli scenari di probabilità — con possibili conseguenze sulla validità del contratto. Si tratta di una materia tecnica, che va valutata sul singolo contratto. (Ambito soggetto a elaborazione giurisprudenziale articolata: la valutazione va condotta sul contratto concreto.)

    Le segnalazioni CRIF e Centrale Rischi

    Una segnalazione errata o illegittima come “cattivo pagatore” può precludere l’accesso al credito. Vanno distinti i sistemi di informazione creditizia privati (come CRIF) dalla Centrale Rischi di Banca d’Italia, ciascuno con regole proprie, incluso l’obbligo di preavviso prima della prima segnalazione negativa.

    Le domande più frequenti

    La mia fideiussione può essere nulla? Va esaminato il testo: se riproduce le clausole dello schema ABI ritenute illegittime, se ne può contestare la validità nei limiti chiariti dalla giurisprudenza.

    Come faccio a sapere se ho pagato interessi o commissioni non dovuti? Serve l’analisi tecnica degli estratti conto per l’intera durata del rapporto.

    Una segnalazione CRIF sbagliata si può cancellare? Sì, se ne ricorrono i presupposti: si può chiederne la rettifica o la cancellazione ed eventualmente il risarcimento.

    Cosa verificare

    • Il testo dei contratti (fideiussione, mutuo, conto, derivato) e le clausole applicate
    • La disponibilità degli estratti conto per l’intera durata del rapporto
    • La disciplina applicabile ratione temporis, spesso mutata nel tempo
    • La legittimità di eventuali segnalazioni creditizie
    • L’effettivo titolare del credito, in caso di cessione o cartolarizzazione

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste clienti e imprese in tutta Italia nelle controversie relative a fideiussioni, anatocismo, usura, commissioni illegittime, derivati, segnalazioni CRIF e Centrale Rischi, cartolarizzazione e saldo e stralcio, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Funo di Argelato, Galliera, Casalecchio di Reno, Zola Predosa — alla provincia di Modena — inclusi Spilamberto, Vignola, Ravarino, Valsamoggia, Savignano — e a Ferrara e provincia, inclusi Poggio Renatico e Cento.

  • Avvocato per cartelle, debiti e crisi d’impresa a Bologna, Modena e Ferrara — Studio Legale Contessa

    Studio Legale Contessa: assistenza legale in materia tributaria, bancaria, edilizia e di crisi d’impresa

    Lo Studio Legale Contessa, con sede a Bologna in Strada Maggiore 54, assiste privati, professionisti e imprese in tutta Italia — con particolare radicamento nelle province di Bologna, Modena e Ferrara — nelle controversie e nella consulenza in materia di diritto tributario, diritto bancario, diritto dell’edilizia, sovraindebitamento e crisi d’impresa, e penale d’impresa. Il riferimento è l’Avv. Mario Pio Contessa.

    Questa pagina riepiloga in modo chiaro le aree di attività dello Studio, per orientare chi cerca assistenza su un problema specifico.

    Diritto tributario e riscossione

    Lo Studio assiste contribuenti e imprese nelle controversie con l’Agenzia delle Entrate e con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione: impugnazione di avvisi di accertamento, opposizione a cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento, contestazione di pignoramenti esattoriali (conto corrente, stipendio, TFR), fermi amministrativi, ipoteche esattoriali, verifica di prescrizione e vizi di notifica, rateizzazioni e definizioni della posizione debitoria. L’attività comprende la difesa dinanzi alle Corti di Giustizia Tributaria.

    Diritto bancario

    Nel diritto bancario lo Studio tratta il contenzioso e la consulenza in materia di anatocismo, usura, commissioni e interessi illegittimi, contestazione di fideiussioni bancarie, cessione e cartolarizzazione dei crediti, trattative e accordi di saldo e stralcio, frodi informatiche (phishing, vishing, spoofing) e operazioni di pagamento non autorizzate, segnalazioni in CRIF e in Centrale Rischi, estinzione anticipata dei finanziamenti.

    Diritto dell’edilizia e degli appalti

    Lo Studio assiste imprese, committenti, professionisti tecnici e consorzi nei contenziosi edilizi: vizi e difetti di costruzione, garanzia per gravi difetti, infiltrazioni e difformità, contratti di appalto pubblici e privati, mancato pagamento dei SAL, riserve, subappalto, abbandono del cantiere, responsabilità del direttore dei lavori. Rientra in questo ambito il ricorso all’accertamento tecnico preventivo (ATP) per cristallizzare lo stato dei luoghi prima del giudizio.

    Sovraindebitamento e crisi d’impresa

    Lo Studio assiste privati, famiglie e imprese nelle procedure previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, concordato minore, liquidazione controllata, esdebitazione — compresa quella del debitore incapiente — composizione negoziata della crisi e strumenti per la gestione dei debiti, anche fiscali, in situazioni di indebitamento non sostenibile.

    Penale d’impresa

    Nell’ambito del penale d’impresa lo Studio difende imprenditori, imprese, consorzi e società, con particolare esperienza nel settore edile, in relazione ai reati tributari (tra cui l’omessa dichiarazione e l’omesso versamento) e alla bancarotta, nelle sue forme semplice e fraudolenta, oltre ai profili di responsabilità degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e alla predisposizione dei Modelli Organizzativi.

    Ambito territoriale

    Lo Studio opera in tutta Italia. Segue con particolare continuità la provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro Terme, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Imola, Argelato — la provincia di Modena — inclusi Vignola, Castelvetro di Modena, Formigine, Maranello, Ravarino, Spilamberto— e la provincia di Ferrara — inclusi Cento, Argenta, Comacchio e l’intero territorio provinciale.

    Contatti

    Studio Legale Contessa — Avv. Mario Pio Contessa. Sede in Strada Maggiore 54, Bologna. Per informazioni e per fissare un appuntamento è possibile contattare lo Studio ai recapiti indicati nella pagina contatti del sito.

  • Debiti con il Fisco e sovraindebitamento: si possono ridurre le cartelle?

    Cartelle e debiti fiscali insostenibili: cosa può fare chi è sovraindebitato

    Molte situazioni di sovraindebitamento hanno una componente fiscale rilevante: cartelle esattoriali accumulate negli anni, debiti IVA, contributi non versati. Una domanda ricorrente è se questi debiti, spesso i più consistenti, possano essere ridotti o dilazionati nell’ambito delle procedure di composizione della crisi. La risposta, a determinate condizioni, è affermativa.

    Le procedure di sovraindebitamento e i debiti fiscali

    Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019) disciplina gli strumenti a disposizione del sovraindebitato: il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore, la liquidazione controllata. In tutte queste procedure il debito tributario non costituisce un’area intoccabile: può essere oggetto di ristrutturazione, con pagamento parziale o dilazionato, nel quadro della proposta complessiva rivolta ai creditori.

    Questo supera una vecchia impostazione secondo cui alcuni tributi — in particolare l’IVA — sarebbero stati sottratti a qualsiasi riduzione. L’evoluzione normativa e giurisprudenziale, anche di matrice europea, ha ammesso la possibilità di falcidiare i crediti tributari nell’ambito di queste procedure, a condizioni e con garanzie di legge. (La disciplina del trattamento dei crediti tributari e contributivi nelle procedure di sovraindebitamento è tecnica ed è stata oggetto di ripetuti interventi: la sua applicazione va verificata nel testo vigente e nel caso concreto.)

    A quali condizioni

    La riduzione dei debiti fiscali non è un automatismo. Si inserisce in un piano che deve rispettare i presupposti di legge: in particolare, ai creditori — compreso l’erario — deve essere assicurata una soddisfazione non inferiore a quella ricavabile dall’alternativa liquidatoria, e la proposta è sottoposta al vaglio del tribunale. La condotta del debitore, sotto il profilo della meritevolezza, resta un elemento centrale.

    Il ruolo dell’OCC

    Anche in questi casi l’accesso passa attraverso un Organismo di Composizione della Crisi, che assiste il debitore nella ricostruzione della posizione debitoria complessiva — compresa quella fiscale — e nella predisposizione della proposta, redigendo la relazione che accompagna la domanda al tribunale.

    Cosa valutare

    • La consistenza e la natura esatta dei debiti fiscali e contributivi
    • La qualificazione del debitore, per individuare la procedura corretta
    • La sostenibilità della proposta rispetto all’alternativa liquidatoria
    • La meritevolezza della condotta
    • Le procedure esecutive fiscali in corso, sulle quali l’accesso alla procedura è destinato a incidere

    Conclusione

    Lo Studio Legale Contessa, con l’Avv. Mario Pio Contessa, assiste privati, famiglie e imprese in tutta Italia nelle procedure di sovraindebitamento, nella gestione dei debiti fiscali nella crisi, nell’esdebitazione e nel contenzioso con la riscossione, con particolare attenzione alla provincia di Bologna — inclusi Valsamoggia, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Castel San Pietro Terme, San Lazzaro di Savena, Casalecchio di Reno, Imola — alla provincia di Modena — inclusi Vignola, Castelvetro di Modena, Formigine, Maranello, Ravarino — e alla provincia di Ferrara — inclusi Cento, Argenta, Comacchio e l’intero territorio provinciale.