Superbonus e lavori eseguiti male: quando nasce il diritto al risarcimento

Dalla nascita del Superbonus, l’incentivo ha favorito interventi di riqualificazione energetica e miglioramento sismico, ma ha anche generato un contenzioso crescente: cantieri avviati e poi abbandonati, lavori eseguiti solo in parte, opere difettose e, soprattutto, perdita (totale o parziale) del beneficio fiscale per ritardi o irregolarità.

Il punto chiave è pratico e, spesso, drammatico: quando l’agevolazione salta, il committente rischia di trovarsi con un immobile non ultimato e un esborso economico non previsto, oltre a possibili recuperi fiscali.

Quadro normativo essenziale: chi paga se l’agevolazione non spetta

Il Superbonus è stato introdotto dal D.L. 34/2020 (Decreto Rilancio) e nel tempo ha subito numerose modifiche, fra cui la stretta sulla circolazione dei crediti.

Sul piano fiscale, l’Agenzia delle Entrate verifica la spettanza della detrazione e, se mancano i requisiti, procede al recupero dell’importo, con interessi e sanzioni (secondo la disciplina richiamata nella prassi amministrativa).

Regola “di fondo”: il beneficiario è il primo destinatario del recupero. La responsabilità di altri soggetti (fornitore/cessionario) può emergere solo in presenza di dolo o colpa grave e nei limiti previsti dall’art. 121 D.L. 34/2020, come modificato dalla normativa successiva.

Impresa inadempiente: quali rimedi civili ha il committente

Se l’impresa non esegue i lavori, li esegue male, o non rispetta le scadenze contrattuali (con effetti sul calendario dell’agevolazione), il committente può attivare gli ordinari rimedi da inadempimento:

domanda di adempimento oppure risoluzione del contratto;

in ogni caso, domanda di risarcimento del danno (che può includere anche la componente legata alla perdita del beneficio, se provata e causalmente collegata).

Nei casi Superbonus, la questione probatoria centrale è sempre la stessa: dimostrare nesso causale tra condotta dell’impresa (ritardi/inadempienze) e pregiudizio patrimoniale (perdita dell’agevolazione o peggior trattamento fiscale).

Tre scenari tipici emersi nelle prime pronunce

Senza trasformare la news in una rassegna, è utile segnalare tre “figure” ricorrenti che la giurisprudenza di merito ha iniziato a trattare.

1) Ritardi e lavori non avviati: risarcimento per perdita del beneficio (quantificazione “prudenziale”)

In un caso deciso dal Tribunale di Frosinone, sentenza n. 1080/2023, 2 novembre 2023, il giudice ha accertato l’inadempimento dell’impresa e ha liquidato un danno connesso alla perdita del beneficio in misura percentuale sull’importo dei lavori, motivando in termini di prova e di criteri di liquidazione.

2) Impresa che “vincola” il committente ma non realizza l’opera: danno parametrato alla differenza tra incentivi

In altra vicenda, Tribunale di Pordenone, sentenza n. 655/2023, 26 ottobre 2023, la quantificazione del pregiudizio è stata ancorata al diverso trattamento fiscale effettivamente accessibile rispetto a quello “promesso”/atteso, con un ragionamento economico-giuridico sul danno conseguenza.

3) Cantiere abbandonato e opere essenziali non completate (es. fotovoltaico): condanna a completare e danni da ritardo

Nel caso Tribunale di Pavia, sentenza n. 1245/2023, 20 ottobre 2023, il giudice ha affrontato il tema dell’inadempimento connesso all’interruzione del cantiere e ha considerato anche voci di danno collegate al ritardo (ad esempio costi che l’impianto avrebbe evitato).

Attenzione al rischio “impresa che sparisce”: tutela sì, ma recupero incerto

Un profilo spesso sottovalutato è l’effettiva capienza patrimoniale dell’appaltatore: ottenere una condanna non equivale automaticamente a incassare.
Per questo, nella strategia preventiva contano molto:

verifica dell’affidabilità dell’impresa (struttura, garanzie, assicurazioni);

contrattualistica “seria” (penali, SAL, sospensioni, recesso, garanzie, step tecnici);

gestione documentale (cronoprogramma, contestazioni, diffide, prove fotografiche, SAL, corrispondenza).

Professionisti tecnici e cantieri bloccati: il compenso è un tema distinto

Quando il cantiere si arresta, si apre spesso un secondo fronte: compensi di progettisti/direttori lavori/tecnici.
La regola pratica è che va distinto:

ciò che è stato effettivamente svolto e documentato;

l’eventuale recesso/revoca e le pattuizioni contrattuali;

la prova del conferimento dell’incarico e dei compensi.

In mancanza di disciplina chiara nel contratto, la questione diventa tipicamente contenziosa e va costruita con particolare attenzione probatoria.

Quando conviene muoversi subito

In presenza di segnali come ritardi ingiustificati, sospensioni non motivate, difformità esecutive, o contestazioni fiscali, è opportuno intervenire tempestivamente per:

mettere in sicurezza la prova (stato dei luoghi, SAL, comunicazioni);

impostare correttamente contestazioni e diffide;

valutare misure tecniche (perizia di parte) e processuali.

 

Assistenza legale

Lo Studio Legale Contessa – Avv. Mario Pio Contessa assiste privati, condomìni, imprese e professionisti nelle controversie connesse a Superbonus e bonus edilizi, con particolare attenzione a:

appalto e subappalto, vizi/difetti, ritardi e abbandono cantiere;

richieste risarcitorie per perdita/compromissione dell’agevolazione;

strategie probatorie e azioni giudiziali mirate.

© 2024 Avv. Mario Pio Contessa

P.I.: 04013761202

logo-footer